Glossario

Principali tipologie di investimento

Chi si affaccia nel mondo degli investimenti si trova generalmente a dover scegliere fra due tipologie di impiego: investimento in <titoli> (intesi qui come detenzione diretta di strumenti finanziari); investimento tramite fondi (in varie forme).

Investimenti in strumenti finanziari (titoli)

Investire direttamente in strumenti finanziari comporta una buona conoscenza dei mercati e dei titoli acquistabili e si concretizza in investimenti di tipo azionario, obbligazionario, derivato. A meno che non si disponga di importi elevati da investire, comperare singoli strumenti finanziari tende a generare un significativo livello di concentrazione in uno o pochi emittenti, limitando la diversificazione dell’investimento (a livello teorico e semplificando, investire in 30 o più titoli dovrebbe generare una buona diversificazione).

Azioni

Chi compra un’azione diventa di fatto socio (azionista) dell’azienda in cui investe, entrando a fare parte del capitale sociale e quindi interamente soggetto al rischio di impresa. Le azioni non hanno scadenza ma possono dare diritto a percepire un dividendo (qualora parte degli utili venga distribuita) e danno diritto di prelazione in caso di aumento di capitale sociale.

Le azioni si distinguono in:

  • Ordinarie: indivisibili, attribuiscono al possessore identici diritti di voto nella società (partecipando ad assemblee sia ordinarie sia straordinarie).
  • Privilegiate: diritto di voto solo per le assemblee straordinarie. In compenso, godono di particolari privilegi e diritti, disciplinati dallo statuto della società (es. diritto a una determinata quota dell’utile distribuibile prima che venga assegnato e distribuito il dividendo agli azionisti ordinari. Es. diritto a un dividendo “cumulabile” nel senso che può recuperare, entro un certo numero di anni, i dividendi non corrisposti in precedenza per mancanza o insufficienza di utili)
  • Di risparmio: nessun diritto di voto ma godono di particolari privilegi di natura patrimoniale. In genere, alle azioni di risparmio viene assegnato, in caso di distribuzione degli utili, un dividendo minimo annuo (calcolato in percentuale sul valore nominale) ed uno scarto minimo sul dividendo delle azioni ordinarie in sede di rimborso del capitale. Se in un esercizio contabile la consistenza degli utili impone l’assegnazione di un dividendo inferiore al minimo garantito, la differenza può essere corrisposta entro i due esercizi contabili successivi. Possono essere nominative oppure al portatore e sono emesse solo da società quotate in borsa.

Obbligazioni

L’obbligazione è un prestito concesso all’impresa, la quale si impegna ad onorarlo restituendo quanto ricevuto ad un determinata scadenza, maggiorato di una quota interessi. Rispetto ad un’azione, l’obbligazione è un contratto ed in quanto tale fornisce tutele giuridiche nel caso l’impresa non mantenga le proprie promesse. Le obbligazioni hanno una scadenza naturale dichiarata al momento dell’emissione, dando diritto al rimborso del valore nominale (pari a 100) e alla corresponsione periodica del tasso di interesse nominale.

Un modo di classificare le obbligazioni è in base all’emittente, dando origine alle seguenti denominazioni:

  • Governative: titoli di debito pubblico, emessi dal governo per finanziare il fabbisogno statale.
    • Si distinguono in:
      • Certificati del tesoro zero coupon (CTz): titoli privi di cedola, con durata pari a 18 o 24 mesi e taglio minimo di 1.000,00 euro. L’importo investito viene rimborsato al netto dell’imposta sostitutiva.
      • Buoni del Tesoro Poliennali (BTP): titoli a tasso fisso a medio lungo termine. Il ministro dell’Economia e delle Finanze ne determina gli importi, i tagli (almeno 1.000,00 euro) la durata (3,5,7,10,30 anni), il livello delle cedole e le modalità di assegnazione. I BTP generalmente pagano una cedola semestrale fissa. A scadenza il capitale viene rimborsato al netto della ritenuta fiscale.
      • Certificato di Credito del Tesoro (CCT): titoli al portatore o all’ordine a medio-lungo termine che pagano una cedola variabile, generalmente calcolata aggiungendo uno spread fisso al tasso di rendimento dei Bot.
      • Buoni ordinari del tesoro (BOT): titoli a breve termine di diverso taglio e con scadenze entro l’anno. Possono superare i 365 giorni di durata purché la scadenza sia compresa entro il mese corrispondente dell’anno successivo a quello di emissione.
  • Sovranazionali: emesse da istituzioni ed entità internazionali, tra questi la Banca Mondiale, la International Bank of Development e la Banca Europea degli investimenti.
  • Corporate: l’emittente è una società commerciale di diritto privato. Il possessore dell’obbligazione diventa creditore dell’azienda, acquisendo il diritto di rimborso a scadenza più una remunerazione a titolo di interesse, spesso in forma di cedola periodica (nel caso un cui non vi fossero cedole corrisposte, l’obbligazione di definisce di tipo zero coupon). Si distinguono in:
    • Obbligazioni ordinarie: categoria più senior delle obbligazioni, sono le prime a venire rimborsate in caso di insolvenza dell’azienda.
    • Obbligazioni subordinate: vengono rimborsate in caso di insolvenza dell’emittente solo dopo il rimborso delle obbligazioni ordinarie. All’interno delle obbligazioni subordinate vi possono essere diversi livelli di rimborso in base a come sono strutturate (es. un possessore di un’obbligazione subordinata tier 2, verrà rimborsato solo dopo che un detentore di un tier 1 è stato soddisfatto)
    • Obbligazioni convertibili: danno la possibilità all’obbligazionista di rimanere creditore della società oppure di convertire le obbligazioni in azioni della società emittente o altra società diventando così azionista.
    • Obbligazioni drop-lock: danno la facoltà di convertire le obbligazioni da tasso variabile a tasso fisso, in modo da proteggere il sottoscrittore da eccessivi ribassi dei tassi d’interesse.

Derivati

Un derivato è essenzialmente un accordo fra due controparti le quali si impegnano a pagare una certa somma al verificarsi di un predeterminato evento. Vi sono molti tipi di derivati acquistabili nel mercato ma la caratteristica comune è la possibilità di generare una “leva”, nel senso che la somma da ricevere o restituire è pari a un multiplo della somma effettivamente investita. L’attività finanziaria (es. il prezzo di un’azione) oppure un evento, costituiscono il ‘sottostante’ del prodotto derivato. Tra gli strumenti derivati principali si ricorda:

  • Contratti a termine: si distinguono in contratti forward e contratti futures. Sono accordi tra due soggetti per la consegna di una determinata quantità di un certo sottostante ad un prezzo predeterminato (prezzo di consegna) e ad una data certa (data di scadenza o maturity date).
  • Contratti swap: scambio tra due controparti di flussi di pagamenti (flussi di cassa) ad intervalli regolari. I pagamenti possono essere espressi nella stessa valuta o valute diverse e l’ammontare è determinato in relazione al sottostante.
  • Opzioni: contratto che attribuisce il diritto, ma non l’obbligo, di comprare (opzione call) o vendere (opzione put) una data quantità di sottostante ad un prezzo prefissato (strike price o prezzo di esercizio) entro una certa data (opzione americana) o al raggiungimento della stessa (opzione europea).
  • Certificates: strumenti finanziari derivati negoziati sui mercati regolamentati che replicano, con o senza effetto leva, l’andamento dell’attività sottostante.
  • Warrant: strumenti che danno il diritto al detentore di acquistare da o di vedere all’emittente titoli obbligazionari o azionari secondo precise modalità.
  • Covered warrant: strumenti finanziari derivati emessi da un intermediario finanziario, che conferiscono all’acquirente il diritto di acquistare (covered warrant call) o vendere (covered warrant put) un’attività sottostante a un prezzo prestabilito a o entro una prefissata scadenza. Si differenziano dalle opzioni in quanto sono rappresentati da titoli (e non contratti), sono emessi solo da intermediari finanziari, sono negoziati in un mercato a pronti e hanno una scadenza più elevata.

Investimenti in Fondi

Con i fondi si delega la gestione del portafoglio ad un soggetto terzo (OICR o SICAV), il quale ha l’onere della compravendita dei titoli sottostanti il fondo prescelto. Le principali tipologie di investimento tramite fondi possono essere raggruppate nelle seguenti tipologie.

ETF: modalità di investimento a basso costo il cui fine è quello di replicare l’andamento di un paniere di titoli, determinato in base a regole precise e trasparenti (es. replicare l’andamento dell’indice azionario FTSE MIB). Gli ETF sono generalmente quotati come se fossero un titolo singolo, perciò offrono la possibilità di effettuare una compravendita anche durante l’arco di una giornata. Generalmente gli ETF replicano passivamente la composizione di un indice di mercato (geografico, settoriale, azionario o obbligazionario), tentando di offrire un rendimento il più in linea possibile con l’indice.

Exchange traded commodities: simili agli EFT, replicano l’andamento di indici di prezzi di materie prime tramite esposizione di contratti derivati (in questo caso, sarebbe problematico detenere il sottostante, si pensi allo stoccaggio di barili di petrolio o di lingotti d’oro).

Hedge funds: fondi di disparate tipologie (global macro; market neutral; long/short; etc…) i quali hanno la tendenza a generare rendimenti non correlati con l’andamento del mercato. Il gestore ha libera scelta nel scegliere i mercati e le attività finanziarie oggetto di investimento. Generalmente considerati prodotti complessi, sono regolati da leggi e regolamenti specifici e destinati ad un bacino di investitori professionalmente qualificati.

Fondi aperti: fondi liquidabili con frequenza inferiore rispetto agli EFT (solitamente la liquidità è giornaliera), rappresentano una modalità di investimento dove la delega di gestione può essere ampia (rispetto la mera replica di un indice), lasciando flessibilità di manovra alla casa di investimento su come posizionare gli investimenti. Il termine ‘aperto’ sottende la possibilità di generare un pressoché illimitato numero di quote di fondo perciò non vi è un limite di soggetti che possono accedere a tale forma di investimento (per gli ETF generalmente vale lo stesso principio). Gli investitori possono entrare e uscire dal fondo in qualsiasi momento.

Fondi chiusi: analoghi ai fondi aperti ma a limitata emissione di quote, pongono infatti un limite al numero di investitori e all’ammontare impiegabile tramite il fondo. Le banche occasionalmente immettono nel mercato investimenti c.d. a plafond, nel senso che una volta raggiunta la raccolta obiettivo non si può più accedere all’investimento (a meno che il plafond venga ampliato, o qualcuno venda le quote acquisite). Il diritto al rimborso può seguire regole specifiche, solitamente viene riconosciuto solo a scadenze predeterminate.

Gli investimenti in fondi possono a loro volta essere parte di un pacchetto di fondi, rappresentando i sottostanti di prodotti finanziari più complessi – chiamati appunto “fondi di fondi”. Tra questi si distinguono:

gestioni patrimoniali: i versamenti dei sottoscrittori vengono investiti selezionando per ogni asset-class una gamma di fondi, nel tentativo di offrire al clienti i “migliori” gestori. Gestiti tramite una SGR, possono includere fondi “della casa” (gestiti direttamente dalla SGR stessa), fondi di case terze oppure entrambi.

polizze assicurative unit-linked (i.e. fondi di fondi con privilegi assicurativi): le prestazioni sono legate al valore di fondi di investimento interni appositamente costituiti dall’impresa di assicurazione o da OICVM (organismi di investimento collettivo in valori mobiliari) gestiti all’interno o all’esterno dell’impresa di assicurazione. Il sottoscrittore della polizza può generalmente scegliere fra un “pacchetto” di fondi proposti oppure delegare anche la scelta dei fondi sottostanti.

fondi pensione: istituiti per realizzare una forma previdenziale alternativa o complementare a quella pubblica, sono caratterizzati da investimenti in linee definite dal regolamento del fondo secondo i limiti stabiliti dalla legge in modo da mirare ad ottenere: diversificazione degli investimenti e del rischio; efficiente gestione del patrimonio tramite il contenimento dei costi di transazione, gestione e di funzionamento del fondo. Gli investimenti sottostanti possono essere titoli di debito, titoli di capitale, OICVM, quote di fondi chiusi. Si possono effettuare operazioni di PCT, operazioni in contratti derivati e detenere liquidità sempre nei limiti previsti dalla legge.

 

Principali riferimenti normativi in merito agli strumenti finanziari

Obbligazioni: Art. 2410 cc e seguenti

Azioni: Art. 2348 cc e seguenti

Fondi comuni di investimento: D.M. 228/99

Fondi pensione: D.Lgs. 5/12/2005 n. 252

Polizze united-linked: Art. 30 del D.Lgs 174/94